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mercoledì 11 novembre 2009

Sons of Anarchy

Sons of Anarchy
(FX - 2008)
creatore: Kurt Sutter
interpreti principali: Charlie Hunnam, Ron Perlman, Katey Sagal, Kim Coates, Maggie Siff


“Sons Of Anarchy“, serie scritta e ideata da Kurt Sutter già creatore di The Shield, narra le vicende di un gruppo di motociclisti i SamCro (acronimo di Sons of Anarchy Motocycle Club Redwood Original) padroni indiscussi della piccola cittadina di Charming (California). Questo gruppo di ribelli da anni protegge la cittadinanza dagli spacciatori di droga e dalle ingiustizie che “il sistema” non riesce a raddrizzare. Molto nobile, vero? Peccato che oltre a fare questo i nostri eroici centauri siano anche impegnati in affari non proprio legali, come il traffico d’armi, omicidi vari di rivali e non, furtarelli vari e corruzione di pubblici ufficiali. Si perchè perfino il capo della polizia, malato e in procinto di pensionarsi, ama fare piccoli traffici con gli amici a due ruote, il tutto sotto l’occhio del vice, tipo tutto d’un pezzo e fin troppo “onesto”.

Come affermato dallo stesso Kurt Sutter, la storia di Sons of Anarchy ha radici ambiziose: l’ispirazione viene direttamente dall’Amleto di Shakespeare. Jax ha il ruolo di Amleto, il protagonista, mentre Clay è ispirato alla figura di Re Claudio e Gemma a quella di Gertrude. E se Amleto comunicava con il fantasma del padre defunto, Jax entra in qualche modo in comunicazione con il padre che non c’è più tramite il diario-romanzo di cui entra in possesso.

La colonna sonora comprende brani molto conosciuti, tradizionalmente associati ai film on the road ed integrati da alcune reinterpretazioni originali. La sigla di Sons of Anarchy è The Dream We Left Behind dei Primal Scream.
La produzione ha accuratamente studiato la personalizzazione delle moto di ogni singolo personaggio, con l’intento di dare indicazioni precise ed immediate sulla personalità del conducente. Ad esempio, la moto di Chibs è decorata con la bandiera scozzese, quella di Tig – personaggio decisamente incline alla violenza – è ricoperta di ragni e teschi.

Negli Stati Uniti la prima stagione è stata seguita da una media di 5 milioni e mezzo di telespettatori, che hanno fatto di Sons of Anarchy il programma più seguito di FX Usa dai tempi di Rescue Me.
Grazie alle ottime recensioni ed al grande successo di pubblico, la serie è stata confermata dal network americano di FX per una seconda stagione, in onda negli Usa dall'8 sette

Il promo:


episodi stagione 1:
01.Pilota
02.Seeds
03.Caccia all'uomo
04.Fusione
05.Il tatuaggio
06.Assalto al furgone
07.Old Bones
08.Comincia la guerra
09.E venne l'inferno
10.Il punto debole
11.Il sospetto
12.Per sempre giovane
13.Sospetti

episodi stagione 2:
01.Albification
02.Small Tears
03.Fix
04.Eureka
05.Smite
06.Falx Cerebri
07.Gilead
08.Potluck
09.Fa Guan
10.Balm
11.Service


La pallapugno

Pallapugno è dal 2001 il nome ufficiale di uno sport conosciuto anche come pallone elastico o, in dialetto piemontese, balon. E’ diffuso soprattutto in Piemonte e Liguria e può essere considerato una tipica espressione di sport autenticamente popolare, che mantiene un forte radicamento soprattutto nei piccoli centri rurali. Le sue origini risalgono al gioco romano detto Folliculus, sviluppatosi in seguito alla caduta dell’impero in modi diversi a seconda delle zone. Si originarono così diversi sport definiti sferistici, che godettero di grande popolarità soprattutto nei paesi latini (Italia, Francia e Spagna) tra il ‘500 e l’800, prime di essere soppiantati dai giochi di origine anglosassone (calcio e rugby in particolare). Così dall’inizio del XX secolo continuarono ad essere praticati a livello locale e oggi, in alcuni casi, stanno tornando alla ribalta un po' in tutto il mondo occidentale, soprattutto in forma di recupero delle tradizioni. Tra gli sport sferistici, di cui fanno parte anche pelota, llragues, manito e handball, la pallapugno è quello di tradizione prettamente italiana.
Si gioca su un campo in terra battuta detto sferisterio ( 90 X 16 o 18 metri), delimitato su un lato lungo da un muro e sormontato da una rete. La palla utilizzata è solitamente bianca, di gomma, pesa 190 grammi ed ha un diametro di 10,5 cm.

Il gioco si svolge tra due squadre di quattro giocatori  (quadrette), così composte: 
- battitore: è il giocatore più dotato, incomincia il gioco (colpendo al volo la palla con la possibilità di prendere una rincorsa fino a 12 metri fuori dal campo lungo un corridoio delimitato) e risponde al volo o su rimbalzo 
- spalla: coadiuva il battitore 
- due terzini: operano nella fascia mediana del campo ed hanno il  compito di intercettare o giocare le palle basse o rasoterra e
devono avere intuito, visione del gioco, velocità di gambe e tempestività nelle giocate a distanza ravvicinata.

La battuta viene considerata valida se il pallone elastico supera la metà del campo rimbalza all’interno delle due linee laterali. Per quanto riguarda la ricezione della palla da parte della squadra avversaria, essa può essere colpita al volo, o dopo il primo rimbalzo, con il pugno chiuso protetto da bende o listelli di cuoio o a mano a parte, l’importante e non avere contatti con altre parti del corpo diverse dall’avanbraccio che sancirebbero il fallo. I punti si contano come nel tennis: 15, 30, 40, gioco e in caso le due squadre siano 40 pari, si applica il vantaggio, che concede il gioco solo dopo aver segnato due punti consecutivi. Vince chi arriva prima all’undicesimo gioco.
Lo scopo del gioco è quello di mandare la palla il più possibile verso la linea di fondo campo avversaria e di oltrepassarla, segnando così un fuoricampo o intra. Ogni intra vale un quindici. Se non si commettono falli o fuoricampo, il gioco continua finché una delle due squadre, non riuscendo più a colpire il pallone al volo o al primo salto (cioè quando è valido), lo ferma con una qualunque parte del corpo. L’arbitro allora appone una bandierina numerata a bordo campo, all'altezza del punto in cui è stato fermato il gioco, e segna quella che viene denominata caccia. La caccia può anche essere segnata quando la palla, dopo aver rimbalzato almeno una volta in campo, esce lateralmente: in tal caso viene posizionata nel punto di uscita. Una volta posizionata la caccia il gioco riprende con una nuova battuta, così come dopo ogni intra o fallo. Si possono posizionare tante cacce quanti sono i punti rimasti per conquistare un gioco; ad esempio se ne possono mettere solo 3 se la squadra è a 15, 2 se è a 30 e così via fino ad un massimo di 4 cacce. A questo punto si effettua il cambio campo, passando alla seconda fase del gioco: la conquista delle cacce. Per conquistare una caccia e anche segnare un 15, la quadretta deve fermare la palla in modo valido avendo alle proprie spalle il punto in cui è stata segnata la caccia, definito dalla bandierina corrispondente. in questa fase è comunque sempre possibile segnare punti con intra o falli avversari.

Per le partite di pallapugno non è previsto un tempo limite, tanto che possono durare anche diverse ore.
Una curiosità riguarda il fatto che in passato, fino al 1996, era consentito scommetere sulle gare negli sferisteri.



I campioni del passato


Serie A

"Il libro che la tua chiesa non ti farebbe mai leggere"


IL LIBRO CHE LA TUA CHIESA NON TI FAREBBE MAI LEGGERE
a cura di Tim C. Leedom e Maria Murdy

Casa editrice: Newton Compont Editori


Le religioni non sono mai state oro colato: esse creano folle ignoranti, eliminano la classe media,
sono storicamente antidemocratiche; il risultato è che quelli che comandano diventano più ricchie più ingiustamente potenti.

TIM. C. LEEDOM


Non nego che la scelta del libro che vi propongo sia voluta, per il compleanno del nostro amatissimo
BLOG ho voluto trattare un argomento che sta molto a cuore all'intero Staff (a proposito colgo l'occasione per salutare tutti gli amici che si sbattono come pochi per permetterci di godercelo ogni giorno e che mi hanno dato la possibilità di tenere questa rubrica....non lo avevo ancora fatto quindi quale migliore occasione.....ma non abituatevi troppo ai complimenti perchè torno subito alle mie care bestemmie). Ahhhh proprio le bestemmie, fanno anche loro parte della mia giornata ormai da anni fin da quando hocapito che non ero più daccordo con quello che la nostra Chiesa, e tutte le altre religioni, andavano raccontando alla gente. Io non bestemmio contro chi crede in Dio, contro chi pensa che ci sia un essere superiore che ci aiuta e ci guida nella nostra vita sulla terra, non ci credo ma non è con loro che me la prendo. Io bestemmio contro tutte quelle PERSONE e ripeto PERSONE che in tutti questi secoli si sono nascoste dietro ad una croce, o a qualsiasi altro "simbolo sacro" per poter monopolizzare il potere terreno infischiandosene delle vite delle proprie pecorelle.Per di più se uno avesse voglia di documentarsi potrebbe venire a conoscenza di fatti che farebbero storcere il naso anche al più fondamentalista dei religiosi.Proprio di questi fatti parla il libro curato da Tim C. Leedom e Maria Murdy, non si tratta di un vero e proprio racconto ma di una raccolta di documenti e tesi scritte da gente che queste cose le ha studiate da vicino per tutta la vita e che espone i fatti per quello che sono, portando prove che potrebbero e dovrebbero far pensare tutti noi. Il libro si chiude con queste parole ed anche io voglio lasciarvi con queste sperando di aver solleticato la vostra "eretica" curiosità.....BUONA LETTURA!


COSA DOBBIAMO FARE: Vogliamo stare sulle nostre gambe e guardare il mondo dritto in faccia: i suoi fatti buoni, i suoi fatti cattivi, le sue bellezze e le sue bruttezze; guardare il mondo per quello che è e non esserne spaventati.Conquistare il mondo con l'intelligenza e non con la mera sottomissione da schiavi al terrore che da esso deriva. L'intera concezione di Dio è una concezione derivata dagli antichi dispotismi orientali. E' una concezione indegna degli uomini liberi. Quando senti le persone che si sminuiscono in chiesa e dicono di essere miserabili peccatori, e tutto il resto, sembrano spregevoli e non degne di esseri umani che si rispettino. Dobbiamo alzarci in piedi e guardare il mondo francamente in faccia. Dobbiamo fare del mondo il meglio che possiamo, e se non è bene come vorremmo, dopotutto sarà comunque meglio di quanto questi altri ne hanno fatto in tutte queste epoche. Un buon mondo ha bisogno di conoscenza, gentilezza e coraggio; non ha bisogno di un attaccamento al passato pieno di rimpianti, o di catene alla libera intelligenza messe molto tempo fa dalle parole di uomini ignoranti. Ha bisogno di una una mentalità coraggiosa e di una libera intelligenza. Ha bisogno di speranza per il futuro, non di guardare continuamente indietro a un passato che è morto, e che crediamo sarà di gran lunga superato dal futuro che la nostra intelligenza può creare.


Bertrand Russel

lo sapevate che....? consigli ecologici


- In Italia si utilizzano ogni anno 4 miliardi di sacchetti di plastica, prodotti con 300 mila tonnellate di plastica, derivate da 430 mila tonnellate di petrolio, con l'emissione in atmosfera di 200 mila tonnellate di CO2
- Un sacchetto di plastica buttato ci mette 400 anni per biodegradarsi
- Fare la spesa per un anno con una borsa riutilizzabile evita all'ambiente 2,5 chili di rifiuti












- Ogni anno nelle grandi città si passano fino a 480 ore nel traffico, 45 ore per cercare parcheggio

- Il semplice spostamento in auto per fare la spesa può causare emissioni fino a 500 kg di Co2 all'anno per famiglia








- Aumentare la temperatura in casa di 1 grado fa aumentare i consumi dell' 8%

- Le pile ricaricabili durano da 500 a 1000 cicli e non inquinano come le usa e getta, che invece per essere prodotte consumano 200 volte l'energia che contengono









- Entro il 2012 le lampadine alogene o a incandescenza scompariranno dai negozi. Saranno distribuite solo lampadine ad alta efficienza. I sistemi di illuminazione ad alto risparmio energetico permetteranno di ridurre le emissioni di CO2 del 70% entro il 2030

- Il freezer pieno consuma meno di quando è quasi vuoto.












- In 2 minuti si sprecano 20 litri d'acqua

- Un rubinetto che perde una goccia ogni 2 secondi spreca 6000 litri d'acqua l'anno

- Ognuno di noi consuma 213 litri d'acqua al giorno per le necessità domestiche

- Installare un miscelatore d'aria a rubinetti e docce costa qualche euro e permette di risparmiare 6000 litri d'acqua a persona










- Una buona lavastoviglie usata in maniera intelligente utilizza mediamente 7 volte meno acqua ed energia del lavaggio a mano. Per ridurre ulteriormente i consumi si può fermarla prima del completamento del ciclo di asciugatura

- Nel 1970 per un bucato in lavatrice servivano 280 grammi di detersivo, oggi ne bastano 67,5

- Rispetto a quelli a 30° i programmi a 20° permettono di ridurre fino al 40% il consumo energetico delle lavatrici

- L'acqua bollente di cottura della pasta è ottima per lavare i piatti








- Riciclando una sola lattina si risparmia l'energia necessaria a tenere acceso un televisore per 3 ore





A presto per altri consigli e......



BUON COMPLEANNO !!!!!!!!!!!!!




B@rchilson


lunedì 26 ottobre 2009

Il Conkers


Autunno: tempo di castagne e...tempo di conkers. E’ proprio questo il momento per provare questo gioco che come dice il nome stesso vede protagoniste le castagne; ma non quelle con cui si fanno le caldarroste, bensì quelle, seppur simili, di ippocastano. Il conkers ha origini inglesi; molto probabilmente deriva da un altro gioco, il conquerors, nel quale al posto delle castagne si utilizzavano gusci di lumaca. L’ippocastano infatti è stato importato in Gran Bretagna solo nel ‘600. Fino alla metà del secolo scorso è stato il tipico gioco dei bambini anglosassoni in autunno. Il bello del conkers è che si può praticare ovunque e non richiede una preparazione fisica particolare. Servono invece delle castagne di ippocastano (possibilmente senza crepe, sane e simmetriche) e un laccio di cuoio (o in alternativa un pezzo di spago). Una volta scelto il conker, occorre praticarvi un foro passante e quindi farvi passare il laccio all’interno. Ad un’estremità della corda si pratica un nodo, in modo tale che non si possa sfilare. La lunghezza del laccio deve essere tale da consentire di avvolgersi due volte intorno al pugno chiuso e di avanzare ancora circa 25 cm. Lo scopo del gioco è quello di colpire e distruggere il conker del proprio avversario. Ogni giocatore stringe in mano la propria castagna, ovviamente legata al laccio, ed ha a disposizione 3 colpi per cercare di colpire quella dell’avversario. Il gioco si conclude quando uno dei due conker viene distrutto; se si rompe qualche pezzetto viene valutata l’idoneità del conker a continuare. Se si sfila dal laccio ma non si rompe nella caduta, è possibile effettuare un nuovo nodo e riprendere il gioco. I colpi assestati devono essere precisi ed indirizzati verso la castagna avversaria; bisogna infatti evitare di incastrarsi nello spago dell’avversario. Se questo succede per 3 volte si viene eliminati. Nel caso in cui le due castagne si rompano contemporaneamente, la partita viene rigiocata. Una particolarità è la regola dei 5 minuti: se, una volta trascorso questo tempo dall’inizio, nessuno dei due giocatori è riuscito a prevalere, essi avranno ancora 3 tiri a testa a disposizione. Se anche dopo questi nessuna castagna si sarà rotta, vincerà chi dei due ha colpito meglio negli ultimi 3 lanci. Come si intuisce da quest’ultima regola ì, il conkers prevede la presenza di un arbitro che risolva le contese tra i giocatori. Ogni anno dal 1965 si svolge in Inghilterra (precisamente ad Ashton nel Northamptonshire) il campionato mondiale di conkers; dal 1988 è stato introdotta anche la sezione femminile. In questa manifestazione, per la quale sono già aperte le iscrizioni per il 2010 (http://www.worldconkerchampionships.com/html/event_details.php), come in altre meno importanti i conker sono forniti dall’organizzazione e quando si vince un incontro si può tenere il proprio come trofeo. In Italia è presente il Masio Conker Club, che oltre ad organizzare dal 2005 un torneo di conkers, partecipa anche ai campionati mondiali http://www.conkers.it/files/contatti.htm.


lunedì 12 ottobre 2009

L'ACQUA IN BOTTIGLIA INQUINA... UN PAESE AUSTRALIANO LA VIETA

Se Al Capone fosse vivo non crederebbe ai suo occhi. A quasi un secolo dal proibizionismo che mise al bando gli alcolici negli Stati Uniti rendendolo ricco, un piccolo centro dell'Australia, Bundanoon, 2.500 anime lontane circa 150 chilometri da Sydney, ha varato da qualche giorno un nuovo divieto che il vecchio boss mafioso non avrebbe mai pensato possibile.
A sparire dagli scaffali di negozi e supermercati non sono whisky e gin, ma le bottiglie di minerale.
Naturalmente nel mirino non ci sono gli effetti su chi beve, ma quelli che l'imbottigliamento e la distribuzione di acqua frizzante producono sul Pianeta.
"Mentre i leader politici combattono con i problemi del cambiamento climatico, non dimentichiamo che ciascuno di noi può fare la differenza a livello locale. L'industria delle bevande realizza enormi profitti vendendo qualcosa che si può avere gratis", spiega Huw Kingston, il portavoce della campagna ecologista culminata con il voto favorevole a larghissima maggioranza di un'assemblea di cittadini.
Uno studio di qualche anno fa evidenziava che ogni anno si consumano 81 milioni di litri di petrolio e 600 miliardi di litri di acqua (necessari alla lavorazione della plastica) per produrre 154 miliardi di minerale in bottiglia. Per produrre un chilo di Pet (polietilene tereftalato), la plastica usata per l'acqua, sono necessari infatti poco meno di due chili di petrolio e 17 litri di acqua, la cui lavorazione rilascia nell'atmosfera 2,3 chili di anidride carbonica oltre ad altre sostanze inquinanti.
Per quanto sorprendente, la scelta di rendere un'intera comunità off limits non arriva quindi del tutto inaspettata.
Da tempo in tutto il mondo si organizzano campagne e iniziative per limitare il consumo di acqua imbottigliata e promuovere l'uso degli acquedotti pubblici.

Negli Stati Uniti tra le città in prima fila ci sono anche due simboli come New York e San Francisco, dove l'amministrazione ha vietato l'acqua minerale all'interno degli uffici pubblici.

In Italia - circa 12,2 miliardi di litri venduti nel 2006 e il 97% delle famiglie che acquista minerale più o meno regolarmente (ricerca Eurisko del 2004) - ha fatto scalpore la pubblicità che immortala Massimo Cacciari mentre pubblicizza "l'acqua del sindaco", ma il movimento per contrastare l'abuso di bottiglie di plastica e i costi ambientali legati al loro trasporto è molto vasto.


Anche NOIALTRI di MAVAFFANCULP ci siamo battuti, e continueremo a farlo, a favore delle CARAFFE FILTRANTI e dei DEPURATORI ( vedi articolo del 03/11/2008 ) !!!
BASTA PLASTICA !!!



GRAZIE GRAZIE GRAZIE EL POLA

giovedì 8 ottobre 2009

ZAMBIA, LA RIVOLUZIONE CORRE ( IN BICI ) SUL BAMBU'

Dare lavoro, sviluppare un territorio senza stravolgerne gli equilibri ambientali. Un sogno per molti, che quattro giovani, dalla California e dallo Zambia, stanno cercano di attuare. La loro società si chiama Zambike e costruisce telai per biciclette in bambù.

I ciclisti occidentali sono costantemente alla ricerca di nuove leghe metalliche, sempre più leggere e sempre più resistenti. La soluzione, però, potrebbe risiedere nel bambù. O almeno questo è quanto sostiene il designer californiano, Craig Calfee, che ne ha testato la resistenza e la capacità di assorbire gli urti.
Il prototipo ha dimostrato che il bambù può essere un ottimo materiale per costruire il telaio di una bicicletta, forte e leggero ad un tempo, adatto alle lunghe percorrenze. Così ha messo su un laboratorio ad Accra, in Ghana e ha iniziato a guardarsi intorno per cercare nuovi
bambooseros, gli artigiani capaci di piegare le canne di bambù ai loro voleri. Fino a quando la sua strada non ha incrociato quella di Vaughn Spethmann.

Tutto è incominciato durante uno scambio culturale organizzato dall'università, ricorda Spethmann, quando l'incontro con i coetanei lo ha posto di fronte al problema della disoccupazione in Zambia. Da lì è partita l'idea di creare una società che potesse dare lavoro alla manodopera locale e creare delle professionalità in grado di sviluppare il territorio. Il tutto, possibilmente, senza eccessivi danni per l'ambiente. Il risultato è stato la Zambike, che non produce solo telai per bici da strada e mountain bike, che vengono vendute negli Stati Uniti, ma anche carretti e ambulanze a pedali, già adottate da una decina di cliniche di Lusaka.

Una sfida vinta quella della Zambike, se si considera la difficoltà di raccogliere il capitale iniziale e gli impedimenti posti dalla burocrazia in Zambia, anche se la società non ha ancora prodotto utili.
"Ma non si è mai trattato solo di biciclette - sostiene Mwewa Chikamba, un altro dei fondatori della società - ciò che vogliamo è formare il nostro personale e premiare la loro abilità. Vogliamo cambiare la loro vita".

Come è successo con Divilance Machilika, uno degli impiegati che dalla Zambike ha ottenuto un piccolo prestito. Con quei soldi si è comprato un po' di terra. Conta di costruirci tre case e con i proventi dell'affitto spera di poter intraprendere una attività propria e dare lavoro a sua volta. Invece di chiedere gli interessi sui soldi dati in prestito, la Zambike chiede di dimostrare che sono stati ben investiti e che l'investimento avrà un ritorno sulla società.
Nei dintorni di Lusaka, Benjamin Banda, il responsabile della Zambike, continua ad annaffiare le canne di bambù.


GRAZIE GRAZIE GRAZIE ROBERTO TRAMARIN !!!



martedì 29 settembre 2009

Ultimate frisbee



Ultimate è uno sport di squadra nato nei campus americani negli anni Sessanta, che si gioca con il frisbee. Viene praticato su un campo rettangolare, preferibilmente in erba, lungo 100 m e largo 37. Il lato lungo è suddiviso in 3 parti: una centrale di 64 m e due aree alle estremità di 18 m ciascuna, che costituiscono le zone di meta. Il disco internazionalmente utilizzato è l'Ultra-Star Professional Sportdisc da 175 grammi della Discraft.
Ultimate viene giocato da due squadre di sette giocatori ciascuna, che si affrontano senza l’ausilio di un arbitro che dirima le controversie; questa è probabilmente la più grande particolarità di questo gioco, che anche ad alti livelli, come ad esempio nei campionati mondiali, non prevede la presenza di un direttore di gara. Ultimate è infatti basato sull’autoregolamentazione, nel senso che sono i giocatori stessi a chiamare falli e infrazioni durante la gara. Affinché ciò sia possibile è naturale che si basi tradizionalmente su uno spirito di sportività che pone sul singolo giocatore la responsabilità della correttezza nella condotta di gioco. Altra curiosità è la possibilità di avere squadre promiscue, con uomini e donne.
Lo scopo del gioco è quello di segnare più mete degli avversari; vince chi per primo arriva a quota 19 punti (ogni meta=un punto), con almeno 2 punti di scarto, o comunque chi arriva a 21. Le regole sono piuttosto semplici. Il gioco incomincia con le due squadre che si dispongono nel seguente modo: i membri di quella che lancia il disco all’interno della propria area di meta, mentre gli avversari sulla propria linea di meta. Il difensore con il disco in mano deve alzarlo per domandare "siete pronti?" e quando la squadra che attacca alza un braccio per rispondere "sì", tenterà di lanciarlo dentro il campo e il più lontano possibile e senza che i propri compagni possano interferire nella traiettoria. A questo punto si possono verificare una infinità di casi (disco in campo preso dalla squadra ricevente, solo toccato e caduto a terra, atterrato in campo e uscito fuori di rimbalzo, ecc.), in conseguenza dei quali il gioco procede in maniera differente. Per chi fosse interessato a conoscere approfonditamente tutta la casistica può visitare il seguente link http://www.wfdf.org/languages/it/regole_ultimate.pdf dove troverà il regolamento completo. Proseguiamo allora descrivendo solo i capisaldi di Ultimate; chi ha il frisbee in mano non può correre, ma deve tenere almeno un piede attaccato al suolo (piede perno come nel basket) e ha 10 secondi per liberarsi del disco a partire da quando il marcatore prende posizione davanti a lui; in questo caso è lo stesso difensore che scandisce il conto di 10. Se il possessore del disco si muove deve tornare indietro nel punto di ricezione. Il disco può essere passato ai compagni solo attraverso lanci e non scambiandolo di mano in mano. Se durante un lancio il disco tocca terra si ha un turnover, ovvero un cambio di possesso del frisbee; chi stava difendendo raccoglie il disco nel punto in cui è caduto e comincia la propria azione d’attacco. Si ha turnover anche quando un attaccante non esegue il passaggio entro i dieci secondi, quando il disco viene preso dall’attaccante fuori dal campo o semplicemente quando un lancio viene intercettato da un difensore. Nel caso in cui il frisbee in seguito ad un lancio viene abbrancato simultaneamente da due avversari, il possesso resta all’attaccante. Per segnare una meta occorre che l’attaccante riceva il disco nell’area avversaria. Un’altra curiosità di Ultimate è che ad ogni meta avviene un cambio di campo, in ossequio al principio di dover difendere la meta appena conquistata. Come detto non ci sono arbitri, ma esistono comunque i falli che vengono chiamati da chi li subisce. Non è ammesso il contatto fisico, quindi qualsiasi contatto volontario o involontario può essere considerato un fallo. Allo stesso modo è vietato strappare il disco dalle mani di chi ne ha il possesso, impedirgli il lancio pressandolo troppo da vicino o in più di un difensore, e ostacolare la corsa o il salto per la ricezione del frisbee. Quando viene chiamato un fallo tutti i giocatori si fermano nella posizione in cui si trovano e non si muovono; qualora vi fosse una controversia sull’assegnazione del fallo e non si trovasse un accordo tra le due squadre, il disco tornerebbe al lanciatore che lo aveva prima della chiamata.
Per chi fosse interessato a provare esiste una federazione italiana, l’ FIFD (Federazione Italiana Flying Disc), e numerosi club in Italia (es: Torino, Aosta, Milano, Udine, Bologna, Sassari, Lecce, Palermo, ecc) alla ricerca di aspiranti giocatori.



 


giovedì 17 settembre 2009

BLITZ DI GREENPEACE CONTRO LE SABBIE BITUMINOSE DELLA SHELL


Le sabbie bituminose sono uno dei più grandi depositi di petrolio rimasti al mondo.
L'estrazione di queste sabbie ha letteralmente creato l'Inferno sulla Terra contribuendo ad accellerare i cambiamenti climatici.



L'estrazione, infatti, produce circa 100 milioni di tonnellate di CO2 sprecando 11 milioni di litri d'acqua ogni giorno.





Intere aree di foreste incontamine sono state sostituite da paesaggi desolanti di laghi tossici, miniere e cave a cielo aperto, raffinerie...guardare per credere.


Ecco il perchè del BLITZ di martedi da parte di Greenpeace nelle cave della Shell in Canada : gli attivisti, provenienti dallo stesso Canada ma anche da Stati Uniti e Francia, hanno bloccato per 18 ore l'estrazione srotolando striscioni di protesta e facendosi incatenare alle enormi macchine.

FERMIAMO QUESTO CRIMINE AMBIENTALE !!!
FIRMA LA PETIZIONE !!!


lunedì 14 settembre 2009

HANS-ULRICH TREICHEL : Il Fratello Perduto

HANS-ULRICH TREICHEL

IL FRATELLO PERDUTO

Casa editrice: EINAUDI

“Arnold si trovava proprio all’inizio dell’album, prima ancora delle foto di nozze dei genitori e dei ritratti dei nonni, mentre io venivo molto dopo nell’album. Inoltre la fotografia che ritraeva Arnold era pittosto grande, mentre le foto che ritraevano me erano foto piccole, se non minuscole.
Foto che i genitori avevano scattato con una cosiddetta macchina a cassetta e a quanto pare questa macchina poteva fare soltanto foto piccole o minuscole. Le foto che ritraevano me bisognava guardarle molto attentamente per poter distinguere qualcosa. Una di queste minuscole foto, per esempio, mostrava una piscina con molti bambini e uno di questi bambini ero io. Di me però si riusciva a vedere solo la testa, perché io, che allora non sapevo ancora nuotare, ero seduto nell’acqua che mi arrivava fin quasi al mento. Inoltre la testa era in parte nascosta da un bambino in piedi nell’acqua davanti a me, tanto che la minuscola foto che mi ritraeva mostrava chiaramente, sulla superficie dell’acqua, solo una parte della mia testa. In più, sulla parte visibile della testa c’era un’ ombra, gettata probabilmente dal bambino in piedi davanti a me, e così in realtà di me si poteva vedere soltanto l’occhio destro.

Il romanzo di Hans Ulrich Treichel inizia con l’immagine di Arnold, fratello maggiore del narratore, la cui foto è posizionata in primo piano all’inizio dell’album di famiglia. I genitori non parlano molto volentieri di lui, si sa solo che durante la fuga dai russi, il bimbo morì di fame.
Già all’inizio del romanzo il fratello minore si accorge della presenza imponente di Arnold, del suo ruolo centrale nella famiglia che lo relega, suo malgrado, ad una posizione marginale. Arnold rappresenta quello che i tedeschi chiamerebbero “Untot”: un “non-morto”, uno zombie che, pur non essendo presente fisicamente, invade continuamente e ossessivamente i pensieri dei genitori.
Arnold domina la realtà quotidiana della famiglia e la sua presenza si fa sempre più ingombrante quando i genitori scoprono che, in realtà, non è morto ma è stato perduto: la loro vita e, di conseguenza quella del narratore, comincia a ruotare intorno alla ricerca estenuante del figlio perduto.
Il fratello minore, assillato da questa presenza/assenza di Arnold, è anche estenuato dai continui test clinici per i confronti genetici con un trovatello nella speranza che fosse il bimbo perduto: comincia a sentirsi circondato da un’atmosfera avvelenata dalla colpa e dalla vergogna senza capirne il perché ed inizia a pensare di essere utile solo allo scopo di trovare il “fratello perduto”.
Questo meccanismo è alla base della cosiddetta “trasmissione intergenerazionale dell’esperienza traumatica”: il narratore rivive, attraverso i racconti e i comportamenti dei genitori, un trauma, quello della perdita di una persona cara, senza averlo vissuto in prima persona e senza conoscerne le cause. Ciò comporta una progressiva perdita di identità da parte del narratore che finisce con l’identificarsi totalmente col fratello perduto.

Potrà sembrare un romanzo pesante e noioso, ma Treichel in sole (metti il num di pag) pagine, riesce a trattare alcuni dei temi dominanti nella letteratura tedesca dei cosiddetti “nipoti del nazismo” con uno stile leggero, spesso ironico, mai banale, che rende la lettura veloce (si legge in 2 ore) e piacevole.

GRAZIE GRAZIE GRAZIE VALENTINA

venerdì 11 settembre 2009

MASDAR CITY : LA CITTA' AD ENERGIA SOLARE, ZERO CARBONIO E ZERO RIFIUTI !




Masdar o, meglio Madinat Masdar
( arabo: مدينة مصدر, Madīnat Maṣdar, letteralmente "La città sorgente"), è una città pianificata ad Abu Dhabi negli Emirati Arabi Uniti.


Progettata dallo studio di architettura inglese Foster and Partners, la città conterà esclusivamente sull'energia solare, con un'economia zero-carbonio, e un'ecologia zero-rifiuti.

La città che coprirà 6km quadrati, è costruita ad Abu Dhabi, a 30km a est dalla capitale, vicino all'aeroporto internazionale di Abu Dhabi.

L'iniziativa è capeggiata dalla società Abu Dhabi Future Energy Company (ADFEC) e presieduta dallo sceicco Mohammad bin Zayed Al Nahyan.

Il progetto è iniziato nel 2006, e si pensa ci vogliano 10 anni per completarlo. La prima fase sarà completata e abitabile nel 2009.


Madinat Masdar - colosso da 22 miliardi di dollari voluto dalla compagnia energetica Masdar – è una realtà metropolitana futuristica in cui le normali auto non potranno circolare, in favore di circa 2.500 navette a carbonio zero che effettueranno 150.000 itinerari al giorno.

L’energia sufficiente a mantenere questo “eco-giocattolo” sarà garantita da impianti fotovoltaici, eolici e termali che faranno risparmiare, nei prossimi 25 anni, oltre due miliardi di dollari di petrolio.

La città ospiterà, almeno all’inizio, 50.000 persone, 1.500 imprese e, soprattutto, l’avveniristico Masdar Institute of Science an Technology, polo universitario realizzato in collaborazione con il Massachusetts Institute of Technology e dedicato esclusivamente allo studio e alla ricerca nel campo delle energie rinnovabili.


Partner famosi nel progetto includono il Massachusetts Institute of Technology, General Electric, BP, Royal Dutch Shell, Mitsubishi, Rolls-Royce, Total S.A., Mitsui, Fiat, e la tedesca Conergy, che sta pianificando una centrale solare termodinamica da 40 MW.




P.S. Nel video si vede anche LUCCA ( dopo 55 secondi... )



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martedì 21 luglio 2009

Il Gioco delle Pulci

Ecco un gioco che in passato era molto diffuso e pian piano è diventato per pochi. Si tratta del gioco delle pulci, le cui più antiche origini risalirebbero all’Asia Minore, dove veniva praticato con ossa di agnello. In Europa si diffuse dapprima in Gran Bretagna dove prese il nome tiddlywinks , a partire dall’inizio dell’Ottocento, come gioco da pub. In Italia, invece, giunse nel dopoguerra ed ebbe una certa popolarità negli anni ’50-’60. A dir la verità anche io da piccolo ci giocavo da mia nonna contro i miei cugini e nella sua semplicità era comunque divertente.
Per giocare bisogna essere da due a quattro giocatori (anche se per la verità si può anche giocare da soli manovrando due squadre) e come campo di gioco si può utilizzare il pavimento o un tavolo. In quest’ultimo caso sarebbe più professionale ricoprirlo con una tovaglia pesante o del feltro; tuttavia credo che nelle birrerie inglesi del XIX secolo non badassero tanto a questi particolari. L’attrezzatura necessaria è la seguente: una serie di pedine di plastica di uguale dimensione (dette pulci) di 4 colori differenti, una pedina più grande (o una palettina) per ogni colore e di un piattino o una scodellina che fungono da bersagli. Le pulci sono sottili dischetti del diametro di circa 2 cm con i bordi smussati; la pedina più grande è la pulce per tirare ed ha un diametro di 2,5 cm.
Nella versione più comune del gioco, ogni partecipante dispone di 4 pulci, che deve cercare di far saltare nel contenitore posto al centro del campo di gioco, premendone il bordo con la pedina più grande o la paletta e ricordando appunto il movimento delle pulci. Solitamente si decide chi comincia effettuando un lancio preliminare: inizierà chi si avvicina di più al bersaglio centrale con un solo colpo. Per cominciare si dispongono le pedine allineate ad uguale distanza dal centro e si procede ad effettuare un lancio a testa, più un tiro extra nel caso in cui si centri il bersaglio. Se una pulce viene coperta anche solo parzialmente da quella di un avversario è messa fuori gioco. Il giocatore che la possiede deve quindi aspettare che l'avversario la sposti o cercare di liberarla colpendola con un'altra delle sue. Se una pulce si ferma sul bordo del bersaglio è fuori gioco fino a quando non viene rimessa dritta da un'altra. Se una pulce cade dal tavolo non è fuori gioco, ma viene rimessa sul tavolo nel punto da cui era caduta. Vince il primo giocatore che riuscirà a far entrare tutte le sue pulci nel bersaglio.
Esistono diverse varianti a questo modo di giocare e una di queste prevede che le pulci coperte vengano mangiate. Proprio a questa filosofia si ispira un recente gioco da tavolo, di nome X-Bugs, che ripropone il gioco delle pulci in chiave più moderna; le pedine sono membri di eserciti di razze diverse che si scontrano per il dominio della Terra e per vincere devono coprire, saltandovi sopra, le pedine avversarie. Unica differenza rispetto al classico gioco è l’introduzione di specifiche caratteristiche di ogni squadra, come avviene per i giochi di carte collezionabili.
Infine sembra incredibile ma in Inghilterra sono riusciti anche a fondare una federazione e ad organizzare campionati nazionali, che si svolgeranno il 10-11 ottobre a Cambridge.
Il consiglio allora è cercare tra i giochi della nostra infanzia se per caso avete ancora una scatoletta come questa con il gioco delle pulci.

L'Evoluzione della piccola chat di Mavaffanculp